Né tu pietosa dea, né tu lucente,
né pura, né gentil, né bella sei,
Luna perversa, a' caldi preghi miei
rigida e sorda e (qual mai sempre) algente.
Ti dier le selve aspro costume e mente,
ond'anco in ciel le corna hai per trofei:
del ciel non già, ma sol tra' neri dei
degna di star con la perduta gente.
Lagiù nel cupo e tenebroso fondo
china il lubrico carro: ivi abbia il vanto
lo tuo pallor di nere macchie immondo.
O pur d'Arcadia al torto Dio, cui tanto
ami, in braccio ritorna; e s'esci al mondo,
turbi il tuo lume ognor tessalo incanto.