Fuggiam, legno infelice, ecco Aquilone
di novo il bel seren cangia in oscuro;
già ne minaccia col piovoso Arturo
di nembi armato il gelido Orione.
Ma non veggia i' più mai lieta stagione,
chiaro ciel, piano mar, porto securo:
pria morto mi vedrai, qual Palinuro
cader, ch'abbandonar remo o timone.
Tuoni Giove, se sa; Fortuna, a scherno
il tuo furor, la tua turbata fronte
prendo, né tem'io più tempesta o verno.
Forse con miglior sorte ir con Caronte
spero (se giusta legge è ne l'Inferno)
l'onde a solcar di Stige e d'Acheronte.