Già tu non cadi, anzi t'inalzi et ergi
oltra le stelle or che la terra lasci,
ORSI, e, morto qua giù, lassù rinasci,
e puro e chiaro in Dio ti specchi e tergi.
Né più d'umana nebbia i lumi aspergi,
ma d'eterno splendor t'adorni e fasci,
e del celeste nettare ti pasci,
e nel torrente del piacer t'immergi.
Tra' sempre lieti e fortunati spirti
quivi ti spazî, e con lor canti, e prendi
altra corona che di lauri o mirti.
Quanto oscuro vedesti or chiaro intendi,
e, mentre al tuo fattor corri ad unirti,
te stesso appaghi e noi dal ciel riprendi.