Per lo Carpazio mar l'orrida faccia
del feroce Triton, che la seguia,
la ritrosa Cimotoe un dì fuggia
sì come fera sbigottita in caccia.
Seguiala il rozo, e con spumose braccia
l'acque battendo e ribattendo gia,
e con lubrico piè l'umida via
scorreva intento a l'amorosa traccia,
– Qual pro (dicendo) ov'ha più folta e piena
l'alga, fuggir quel dio, ch'ogni procella
con la torta sua tromba acqueta e frena?
Tra queste squamme, a la scagliosa ombrella
di questa coda, in questa curva schiena
vien sovente a seder la dea più bella. –