Quando del chiaro e nobil sole ESTENSE
oscurò Morte i gloriosi lumi,
cinto il crin di cipresso il re de' fiumi
l'urna si ruppe in su le corna immense,
e gli onor de le rive offese e spense,
qual chi per ira e doglia si consumi;
e qual fu allor che tra le fiamme e i fumi
accolse in sen chi l'universo accense.
Poi, volto a la città che dal più vile
metallo ha nome: – È spento, ecco, chi solo
– disse – fea del tuo ferro oro gentile. –
Allor di cigni appo la tomba un stuolo
cantò piangendo in doloroso stile:
– Ahi cielo, ahi stella, ahi fato, ahi morte, ahi duolo! –