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1569–1625

38

Giovambattista Marino

Raggio del bel di Dio che i foschi ingegni allumi, e desti a nobil fiamma i cori, a fugar, novo sol, l'ombre e gli orrori sceso del mondo e de' pensier men degni;

se, mentre tu del ciel la via ne segni, sì chiari del tuo giorno apri gli albori, che fia, qualor con rapidi splendori verrà che poggi in su 'l merigio e regni?

Face rassembra in te congiunta a face Venere e Palla, e l'una l'altra accende sì, che con doppia forza abbaglia e sface. Ma ben dolce è quel ch'arde e quel che splende,

che quanto strugge più, tanto più piace, e più ne giova allor che più n'offende.

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38 · Giovambattista Marino · Poetry Cove