Raggio del bel di Dio che i foschi ingegni
allumi, e desti a nobil fiamma i cori,
a fugar, novo sol, l'ombre e gli orrori
sceso del mondo e de' pensier men degni;
se, mentre tu del ciel la via ne segni,
sì chiari del tuo giorno apri gli albori,
che fia, qualor con rapidi splendori
verrà che poggi in su 'l merigio e regni?
Face rassembra in te congiunta a face
Venere e Palla, e l'una l'altra accende
sì, che con doppia forza abbaglia e sface.
Ma ben dolce è quel ch'arde e quel che splende,
che quanto strugge più, tanto più piace,
e più ne giova allor che più n'offende.