– Squarci, e lunge i miei lini Austro dal porto
giri, e fiacchi i miei remi irato flutto;
tra le Sirti il mio legno erri distrutto,
o sia di Scilla entro le fauci absorto.
Non sia giamai da destra stella scorto,
né mai mi veggia indosso abito asciutto;
peran le fila e i giunchi; e 'l mondo tutto
s'armi, e l'inferno e 'l ciel, perch'io sia morto.
Ché diletto il morir mi fora, e vanto,
s'ad altro non nacqu'io fra' pescatori
ch'a dar tributo al mar d'eterno pianto.
Viver non deggio in sì penosi amori.–
Così cruccioso un dì dicea Cloanto,
et un antro vicin rispose: – Mori –.