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1569–1625

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Giovambattista Marino

Ahi che leggiadra e gloriosa pianta, di che ceppo superba e che radici, di che fior, di che rami alti e felici, rigida Morte, la tua falce schianta!

Quando con l'ombra sua celeste e santa, già l'acque avendo, e l'aure, e i cieli amici, onorava del Tebro i colli aprici, sì che d'altra assai men Peneo si vanta,

tu la divelli; e dal suo stel diviso, perché d'amaro pianto altri l'asperga, lasci vedovo a terra il tronco inciso. Ma che ti val? già gli orti eterni alberga

dal gran Cultor traslata in Paradiso, o bennata, o beata, altera verga.

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