Ahi che leggiadra e gloriosa pianta,
di che ceppo superba e che radici,
di che fior, di che rami alti e felici,
rigida Morte, la tua falce schianta!
Quando con l'ombra sua celeste e santa,
già l'acque avendo, e l'aure, e i cieli amici,
onorava del Tebro i colli aprici,
sì che d'altra assai men Peneo si vanta,
tu la divelli; e dal suo stel diviso,
perché d'amaro pianto altri l'asperga,
lasci vedovo a terra il tronco inciso.
Ma che ti val? già gli orti eterni alberga
dal gran Cultor traslata in Paradiso,
o bennata, o beata, altera verga.