Abbia chi mai per te pianti e sospiri
sparge, nemico il ciel, nemico il vento;
e 'l piè gli avolga in cento nodi e cento
brancuto pesce, e giù nel fondo il tiri.
Trovi chi mai per te pene e martiri
soffre, turbato il più tranquillo argento;
e l'ossa, gioco del suo bianco armento,
nel tempestoso Egeo Proteo raggiri.
Sia chi ti crede mai, d'empio corsaro
preda, onde 'l giogo e 'l fren sostenga e morda
di prigion dura e di servaggio amaro.
O più che Scilla e che Cariddi ingorda,
orca, mostro maggior del nostro faro,
più che mar, più che scoglio, iniqua e sorda.