Lilla, qualor vegg'io che 'l ciel s'avolga
di spessa nebbia, o fremer vento ascolto,
temo non Borea per quest'aria sciolto
novella Orizia ti rapisca e tolga.
E s'egli avien che 'l nero vel si sciolga
de l'atre nubi in molle nembo e folto,
temo allor Giove in pioggia d'oro involto
del tuo bel, del mio bene il fior non colga.
Se miro il carro d'or lo dio di Delo
chinar ver l'onde, a te là dove sei
temo non scenda, e non ti porti in cielo.
Temo ancor Teti stessa, o chiuso in lei
celeste amante; e tutto foco e gelo
temo gli scogli e 'l mar, non che gli dei.