Donna, l'invido vel, che parte asconde
di tue bellezze, et al bel crin dà legge,
deh squarcia omai: fa che 'l suo ben vaghegge
senz'ombra il cor, che non ha vita altronde.
De le chiome sovr'or lucide e bionde
sciogli il tesor, ch'avaro fren corregge,
sì che per l'aure poi libero ondegge,
e qual pria nacque, Amor rinasca in onde.
Ecco, rimira il sol che farsi adorno
suol de' tuoi raggi, or il suo foco in gelo
volge, e s'avolge d'atra nube intorno.
Ma forse ombrata ancor t'invidia il cielo,
e vuol sua fronte il portator del giorno,
per somigliarsi a te, cinger d'un velo.