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1569–1625

22

Giovambattista Marino

Un vago vezzo di vermiglie rose che ne' prati del ciel colse l'Aurora e 'n caderle di sen raccolse Flora, poi Tirsi in treccia di sua man compose:

perché da l'altro sol, che sì noiose fiamme saetta in questa fervid'ora, difendiate il mio sol, che i boschi onora, vi dono Aure soavi, Aure amorose.

Clori sì belle entro i begli orti suoi forse non l'ha: né tinte a le sue piaghe Venere in Cipro sì leggiadre e liete. Ma voi sotto il bel piè più vive e vaghe

vedrete aprirne: e del bel volto poi più ridenti e più fresche ogn'or n'avrete.

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22 · Giovambattista Marino · Poetry Cove