I' sento il rossignuol che sovra un faggio
il canto accorda al mormorar de l'onde,
e Progne che lo sfida e gli risponde,
né più si lagna de l'antico oltraggio.
Odo dapresso il calderin selvaggio
che saluta l'aurora e poi s'asconde,
e 'l vago tortorel che fra le fronde
par dica in suo tenor: – Già torna maggio. –
Non lunge il solitario ascolto poi
chiuso rimproverar fra gli arboscelli
al rozo cacciator gl'inganni suoi.
Dolce a voi l'esche ognor, puri i ruscelli
serbi la terra in sen. Ben siete voi
angeli de la selva e non augelli.