Or che dal freddo ciel di bianco sputo
l'ispida testa e di cristallo il mento
ti sparge il verno, e di gelato argento
t'arma le spalle e di diamante acuto,
o superbo Appennin, che 'l crine irsuto
di nube avvolgi e nebbia spiri e vento,
de' monti re, di cento fiumi e cento
ch'apron d'Italia il sen, padre canuto,
lunge dal vivo sol degli occhi miei
tra pianti e tra sospir, secco ogni stelo
di speme, o quando a te simil sarei:
se non ch'io giaccio e tu ti levi al cielo,
gran pena io sento e tu insensibil sei,
io di foco son carco e tu di gelo.