Desta dal pianger mio, già d'oro adorno
apre l'uscio del ciel, lascia Pone,
e fattasi l'Aurora al suo balcone
dà congedo a le stelle, annunzia il giorno.
E di me, ch'a turbar sempre ritorno
co' pianti e co' sospir Teti e Giunone,
pietosa, da l'eterna aurea magione
lagrime piove di cristallo intorno.
Ode Cinzia i miei stridi; e quel candore,
onde il suo freddo volto appar d'argento,
è sol di doglia e di pietà pallore.
Freme il mar, trema l'alga e geme il vento,
la notte stessa ha del mio stato orrore:
Lilla, e te sol non move il mio lamento.