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1569–1625

17

Giovambattista Marino

Desta dal pianger mio, già d'oro adorno apre l'uscio del ciel, lascia Pone, e fattasi l'Aurora al suo balcone dà congedo a le stelle, annunzia il giorno.

E di me, ch'a turbar sempre ritorno co' pianti e co' sospir Teti e Giunone, pietosa, da l'eterna aurea magione lagrime piove di cristallo intorno.

Ode Cinzia i miei stridi; e quel candore, onde il suo freddo volto appar d'argento, è sol di doglia e di pietà pallore. Freme il mar, trema l'alga e geme il vento,

la notte stessa ha del mio stato orrore: Lilla, e te sol non move il mio lamento.

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17 · Giovambattista Marino · Poetry Cove