La bella SERPE da le spoglie d'oro,
che nel mio fianco rigida s'attorse,
e di sangue sol vaga il cor mi morse,
di Natura e d'Amor pompa e tesoro,
seguo, prego, lusingo amo et adoro,
di gioia in bando, anzi di vita in forse:
ma da che l'empia in preda al duol mi scorse
sorda a la piaga mia nega ristoro.
E pur me co' begli occhi a morte alletta,
e da lo sguardo angelico sereno
(benché ghiaccio ella sia) fiamme saetta.
Ma sì (lasso) è soave il suo veneno
ch'avrei per dolce del mio mal vendetta
baciarla in bocca et allevarla in seno.