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1569–1625

12

Giovambattista Marino

Qualor quell'armi, ond'io morir m'appago, l'empia, ch'a' danni miei spesso s'accampa, in bel cristallo arrota, e di sua stampa vaneggiando vagheggia il vano e 'l vago,

tragge Amor nel mio cor, mirabil mago, fiamme dal ghiaccio; ond'io, sì come avampa esca in virtù di ripercossa lampa, sento ardor vero da mena imago.

Ma la crudel, che l'ha negli occhi accolto, sol di lor degno oggetto il suo splendore stima, e di foco altrui non le cal molto. Et ha, sì come ha pur per mio dolore

più de lo specchio suo lucido il volto, più de lo specchio suo gelido il core.

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12 · Giovambattista Marino · Poetry Cove