Qualor quell'armi, ond'io morir m'appago,
l'empia, ch'a' danni miei spesso s'accampa,
in bel cristallo arrota, e di sua stampa
vaneggiando vagheggia il vano e 'l vago,
tragge Amor nel mio cor, mirabil mago,
fiamme dal ghiaccio; ond'io, sì come avampa
esca in virtù di ripercossa lampa,
sento ardor vero da mena imago.
Ma la crudel, che l'ha negli occhi accolto,
sol di lor degno oggetto il suo splendore
stima, e di foco altrui non le cal molto.
Et ha, sì come ha pur per mio dolore
più de lo specchio suo lucido il volto,
più de lo specchio suo gelido il core.