Skip to content
1835–1907

XXXVI

Giosue Carducci

Nel solitario verno de l'anima spunta la dolce imagine, e tocche frangonsi tosto le nuvole de la tristezza e sfumano.

Già di cerulea gioia rinnovasi ogni pensiero: fremere sentomi d'intima vita gli spiriti: il gelo inerte fendesi.

Già de' fantasimi dal mobil vertice spiccian gli affetti memori, scendon con rivoli freschi di lacrime giù per l'ombra del tedio.

Scendon con murmuri che a gli antri chiamano echi d'amor superstiti e con letizia d'acque che a' margini sonni di fiori svegliano.

Scendono, e in limpido fiume dilagano, ove le rive e gli alberi e i colli e il tremulo riso de l'aere specchiasi vasto e placido.

Tu su la nubila cima de l'essere, tu sali, o dolce imagine; e sotto il candido raggio devolvere miri il fiume de l'anima.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXXVI · Giosue Carducci · Poetry Cove