Non mai dal ciel ch'io spirai parvolo
ridesti, o Sole, bel nume, splendido
a me, sì come oggi ch'effuso
t'amo per l'ampie vie di Livorno.
Non mai fervesti, Bromio, ne i calici
consolatore saggio e benevolo,
com'oggi ch'io libo a l'amico
pensando i varchi de l'Apennino.
O Sole, o Bromio, date che integri,
non senza amore, non senza cetera,
scendiamo a le placide ombre
—là dov'è Orazio— l'amico ed io.
Ma sorridete gli auguri a i parvoli
che, dolci fiori, la mensa adornano,
la pace a le madri, gli amori
a i baldi giovani e le glorie.