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1835–1907

XXXII

Giosue Carducci

Or sono i dí che zefiro Tepido e lieve aleggia E che la pioggia placida I novi fior careggia.

Ora un mattino in floridi Rami le gemme afforza Che timidette ruppero Da la materna scorza.

Or a gli affetti sposansi I facili pensieri E impazienti volano In cantici leggeri,

Come la nebbia ch'umida Gli archi del ponte gira, Come quest'ombra tremula Ad ogni aura che spira.

Oh misero a cui scemasi De gli anni il bel tesoro Mentre a la terra indocile Chiede l'inutil oro!

La neve ch'empiea rigida Tutto pur dianzi il cielo, E i fior che lieti salgono Dal fuggitivo gelo,

Son de la vita imagine Fuggente, e in lei s'appaga Tra i desiderii l'anima E le memorie vaga.

Pace! Anche tu, bellissima Colomba viatrice Che lamentando mormori Da la natia pendice,

Se pietosa il numero De' miei pensier richiedi, Lascia il soave gemito Ed al tuo nido riedi.

Pria conteransi i tumidi Germi che il suolo or manda E i fiori onde sí splendida Quest'albero ha ghirlanda.

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