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1835–1907

XXX

Giosue Carducci

Quando a le nostre case la diva severa discende, da lungi il rombo de la volante s'ode, e l'ombra de l'ala che gelida gelida avanza diffonde intorno lugubre silenzio.

Sotto la veniente ripiegano gli uomini il capo, ma i sen feminei rompono in aneliti. Tale de gli alti boschi, se luglio il turbine addensa, non corre un fremito per le virenti cime:

immobili quasi per brivido gli alberi stanno, e solo il rivo roco s'ode gemere. Entra ella, e passa, e tocca; e senza pur volgersi atterra gli arbusti lieti di lor rame giovani;

miete le bionde spiche, strappa anche i grappoli verdi, coglie le spose pie, le verginette vaghe ed i fanciulli: rosei tra l'ala nera ei le braccia al sole a i giuochi tendono e sorridono.

Ahi tristi case dove tu innanzi a' vólti de' padri, pallida muta diva, spegni le vite nuove! Ivi non più le stanze sonanti di risi e di festa o di bisbigli, come nidi d'augelli a maggio:

ivi non più il rumore de gli anni lieti crescenti, non de gli amor le cure, non d'imeneo le danze: invecchian ivi ne l'ombra i superstiti, al rombo del tuo ritorno teso l'orecchio, o dea.

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