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1835–1907

XXVIII

Giosue Carducci

Date al vento le chiome, isfavillanti Gli occhi glauchi, del sen nuda il candore, Salti su 'l cocchio; e l'impeto e il terrore Van con fremito anelo a te d'avanti.

L'ombra del tuo cimier l'aure tremanti, Come di ferrugigno astro il bagliore, Trasvola; e de le tue ruote al fragore Segue la polve de gl'imperi infranti.

Tale, o Roma, vedean le genti dome La imagin tua ne' lor terrori antichi: Oggi una mitra a le regali chiome, Oggi un rosario che la man t'implìchi

Darti vorrien per sempre. Oh ancor del nome Spauri il mondo e i secoli affatichi!

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