Ella ove incurva il ciel più alto l'arco
Fermossi, e 'l viso a la città distese.
Mirò l'itale insegne, e l'occhio carco
Di lacrime in un riso almo si accese.
Ma, come d'atro velo ombrate e offese
Vide, Quirin, la tua, la tua, San Marco,
De l'immortale amore al sen raccese
Sentì le punte, e ruppe a l'ira il varco.
— Ahi, serva Italia, di dolore ostello
Ancor la lupa t'impedisce, e doma
Gli spirti tuoi domestico flagello.
Mal rechi a l'Arno la mal carca soma:
Non questo è il nido del latino augello:
Su, ribelli, e spergiuri, a Roma, a Roma!