Skip to content
1835–1907

XXVI

Giosue Carducci

Ogni anno, allor che lugubre L'ora de la sconfitta Di Mentana su' memori Colli volando va,

I colli e i pian trasalgono E fieramente dritta Su i nomentani tumuli La morta schiera sta.

Non son nefandi scheletri; Sono alte forme e belle, Cui roseo dal crepuscolo Ondeggia intorno un vel:

Per le ferite ridono Pie le virginee stelle, Lievi a le chiome avvolgonsi Le nuvole del ciel.

– Or che le madri gemono Sovra gl'insonni letti, Or che le spose sognano Il nostro spento amor,

Noi rileviam dal Tartaro I bianchi infranti petti, Per salutarti, o Italia, Per rivederti ancor.

Qual ne l'incerto tramite Gittava il cavaliero Il verde manto serico De la sua donna al piè,

Per te gittammo l'anima Ridenti al fato nero; E tu pur vivi immemore Di chi moria per te.

Ad altri, o dolce Italia, Doni i sorrisi tuoi; Ma i morti non obliano Ciò che più in vita amâr;

Ma Roma è nostra, i vindici Del nome suo siam noi: Voliam su 'l Campidoglio, Voliamo a trionfar. –

Va come fósca nuvola La morta compagnia, E al suo passare un fremito Gl'itali petti assal;

Ne le auree veglie tacciono La luce e l'armonia, E sordo il tuon rimormora Su l'alto Quirinal.

Ma i cavalier d'industria, Che a la città di Gracco Trasser le pance nitide E l'inclita viltà,

Dicon – Se il tempo brontola, Finiam d'empire il sacco; Poi venga anche il diluvio: Sarà quel che sarà.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXVI · Giosue Carducci · Poetry Cove