Quando a i piaceri in mezzo od a i tormenti Arrigo Heine crollava La bionda chioma ed a i tedeschi venti Le sue strofe gittava,
E le furie e le grazie de la prosa Folli feroci e schiette Ei liberava da la man nervosa Qual gruppo di saette,
L'ombra del suo pensiero, ombra di morte, Da i suon balzava fuora, E con la scure in man battea le porte Gridando – È l'ora, è l'ora! –
Dal viso del poeta atroce e bello Pendea, ridendo, il dio Thor, e chiedea, brandendo il gran martello, – Ch'io picchi, o figliuol mio?
Sotto il vento de' cantici immortali Piegavano croscianti Le selve de le vecchie cattedrali Con le lor guglie e i santi:
Rintoccava, da i culmini ondeggiando, A morto ogni campana, E Carlo Magno s'avvolgea tremando Nel lenzuol d'Aquisgrana.
Quando toccate, o tisicuzzo, voi Il chitarrin cortese, Mugghian d'assenso tutti i serbatoi Del mio dolce paese.
Le canzonette, assettatuzze e matte, Ed isgrammaticate Borghesemente, fan cagliare il latte E tremar le giuncate.
Deh, come erra fantastico il belato Vostro via per l'acerba Primavera! O montone, al prato, al prato! O agnello, a l'erba, a l'erba!
Il garofolo giallo e la viola Vi sorridon gl'inviti: Ah ghiottoncello, a voi fanno più gola I cavoli fioriti?
Brucate, ruminate, meriggiate E belate a i pastori; E, se potete, i bei cornetti armate Pe' i lascivetti amori.
Con due scambietti poi l'ebete grifo Ponete, oh voi beato!, Su le ginocchia a Cloe, se non ha schifo Del puzzo di castrato:
Cookies on Poetry Cove