Skip to content
1835–1907

XXIV

Giosue Carducci

Dunque presente nume ancor visiti, Sacra Eleuteria, la terra d'Ellade, Che già d'armi e di canti E d'altari fumanti — ardeva a te?

E là, dal vecchio Pireo, da l'isola Che la tua gesta racconta a i secoli, De la fuga tremante Tu ancor l'amaro istante — insegni a i re?

Ah viva, oh viva! Dovunque i popoli Tu a l'armi accendi tu i troni dissipi, Ivi è la musa mia, De l'agil fantasia — su l'ale io son.

Deh come lieto tra il Sunio e l'isole Care ad Omero care ad Apolline L'azzurro Egeo mareggia, Su cui passeggia — de' gran fatti il suon!

Infrenin regi le genti barbare, Grecia li fuga. Veggo Demostene Su 'l bavarico esiglio Il torvo sopracciglio — dispianar.

Ombra contenta ricerca ei l'àgora Che già ferveva fremeva urtavasi De la sua voce al suono Sì come al tuono — il nereggiante mar.

Da poi che il brando nel mirto ascosero Armodio e il prode fratello unanime Non mai dì più giocondo Per Atene su 'l biondo — Imetto uscì.

Udite... È un altro fanciullo barbaro Che Atene accatta rege. Nasconditi, Musa: ritorna in pianto D'Armodio il canto — a questi ignavi dì.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXIV · Giosue Carducci · Poetry Cove