Oh se co 'l vivo sangue
Del mio cor ristorare io vi potessi,
Gelide membra del figliuolo mio!
Ma inerte il cor mi langue,
E irrigiditi cadono gli amplessi,
E sordo l'uomo ed è tropp'alto Iddio.
O poverello mio, la lacrimosa
Gota a la gota di tua madre posa.
Non de la madre al seno
Il tuo fratel posò: lenta, su 'l varco
Presse gli estremi aliti suoi la neve.
Da l'opra dura, pieno
Il dì, seguiva sotto iniquo carco
I crudeli signor co 'l passo breve;
E co' l'uom congiurava a fargli guerra
L'aere implacato e la difficil terra.
Il nevischio battea
Per i laceri panni il faticoso;
E cadde, e sanguinando in van risorse.
La fame ahi gli emungea
L'ultime forze, e al fin su 'l doloroso
Passo lo vinse; e pia la morte accorse:
Poi cadavero informe e dissepolto
Lo ritornâr sotto il materno volto.
Ahimè, con miglior legge
Ripara a schermo da la gelid'aura
Aquila in rupe e belva antica in lustre,
Ed un covil protegge
Tepido i sonni ed il vigor restaura
A i can satolli entro il palagio illustre
Qui presso, dove de l'amor più forte,
Figlio de l'uomo, te mena il gelo a morte.