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1835–1907

XX

Giosue Carducci

Molosso ringhia, o antichi versi italici, ch'io co 'l batter del dito seguo o richiamo i numeri vostri dispersi, come api che al rauco suon del percosso rame ronzando si raccolgono.

Ma voi volate dal mio cuor, com'aquile giovinette dal nido alpestre a i primi zefiri. Volate, e ansiosi interrogate il murmure che giù per l'alpi giulie, che giù per l'alpi retiche

da i verdi fondi i fiumi a i venti mandano, gravi d'epici sdegni, fiero di canti eroici. Passa come un sospir su 'l Garda argenteo, è pianto d'Aquileia su per le solitudini.

Odono i morti di Bezzecca, e attendono: «Quando?» grida Bronzetti, fantasmi erto fra i nuvoli. «Quando?» i vecchi fra sé mesti ripetono, che un dì con nere chiome l'addio, Trento, ti dissero.

«Quando?» fremono i giovani che videro pur ieri da San Giusto ridere glauco l'Adria. Oh al bel mar di Trieste, a i poggi, a gli animi volate co 'l nuovo anno, antichi versi italici:

ne' rai del sol che San Petronio imporpora volate di San Giusto sovra i romani ruderi! Salutate nel golfo Giustinopoli, gemma de l'Istria, e il verde porto e il leon di Muggia;

salutate il divin riso de l'Adria fin dove Pola i templi ostenta a Roma e a Cesare! Poi presso l'urna, ove ancor tra' due popoli Winckelmann guarda, araldo de l'arti e de la gloria,

in faccia a lo stranier, che armato accampasi su 'l nostro suol, cantate: Italia, Italia, Italia!

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