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1835–1907

XX

Giosue Carducci

Sùbito scosso de le membra sue Lo spirito volò: sovr'esso il mare, Oltre la terra, al sacro monte fue. A traverso il baglior crepuscolare

Vide, o gli parve riveder, la porta Di san Pietro nel monte vaneggiare. – Aprite – disse. – Coscienza porta Il mio volere, e tra i superbi io vegno,

Ben che la stanza mia qui sarà corta. E passerò nel benedetto regno A riveder le note forme sante, Ché Dio e il canto mio me ne fa degno. –

Voce da l'alto gli rispose – Dante, Ciò che vedesti fu e non è: vanìo Con la tua vision, mondo raggiante Ne gl'inni umani de la vostra Clio:

Dal profondo universo unico regna E solitario sopra i fati Dio. Italia Dio in tua balìa consegna Sì che tu vegli spirito su lei

Mentre perfezion di tempi vegna. Va', batti, caccia tutti falsi dèi, Fin ch'egli seco ti richiami in alto A ciò che novo paradiso crei. –

Così di tempi e genti in vario assalto Dante si spazia da ben cinquecento Anni de l'Alpi su 'l tremendo spalto. Ed or s'è fermo, e par ch'aspetti, a Trento.

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