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1835–1907

XX

Giosue Carducci

Dice Furio – Facciam largo a i Camilli Che vengon dopo un anno. Io de le trombe galliche a gli squilli Ritorno, ei fuggiranno. –

E Mario – Spegner l'oste entro i confini Patrii è barbara cosa. Trionfo a i nuovi imperador latini, a i vinti di Custosa! –

E Duilio – Tre zattere di legno Ed il valor romano Bastava. Or fuggo: ci vuol troppo ingegno A essere Persano. –

E Virginio – Che far? Non ho figliuole Altre da dare agli Appi. Questo mio ferro vecchio or niun lo vuole Né men per cavatappi. –

E Tullio – L'orazion mia per costoro È troppo larga o stretta. Lasciamo a Stanislao Pasquale il fòro, E il senato al Pancetta. –

E Tacito – O mie storie ispide e tese, O mio duro latino, Cediamo il posto a l'orvietan marchese Al Bianchi e a Pasqualino. –

E Bruto – Via da questa plebe stolta! Mi faria com'a un cane Ne' suoi circensi. Almeno ella una volta Voleva ancora il pane! –

E Marc'Aurelio – Con questo po' d'oro Che avanza, io non son gonzo. Fuggiam, fuggiam, non aspettiam costoro, O mio caval di bronzo. –

Così gli spirti magni entro il latino Ciel, di lor fuga mesto. Trionfa la Suburra, urla Pasquino – Viva l'Italia! io resto.

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