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1835–1907

XVIII

Giosue Carducci

Spezzato il pugno che vibrò l'audace Picca tra ghiaccio e ghiaccio, il domatore De la montagna ne la bara giace. Giù da la Saxe in funeral tenore

Scende e canta il corteo: dicono i preti – La requie eterna dona a lui, Signore, – – E la luce perpetua l'allieti – Rispondono le donne: ondeggia al vento

Il vessil de la morte in fra gli abeti. Or sì or no su rotte aure il lamento Vien del mortorio, or sì or no si vede Scender tra' boschi il coro grave e lento.

Esce in aperto, e al cimiter procede. Posta la bara fra le croci, pria Favella il prete: – Iddio t'abbia mercede, Emilio, re de la montagna: e pia

Avei l'alma, e ogni dì le tue preghiere Ascendevano al grembo di Maria. – Le donne sotto le gramaglie nere Co 'l viso in terra piangono a una volta

Sopra i figli caduti e da cadere. A un tratto la caligine ravvolta Intorno al Montebianco ecco si squaglia E purga nel sereno aere disciolta:

Via tra lo sdrucio de la nuvolaglia Erto, aguzzo, feroce si protende E, mentre il ciel di sua minaccia taglia, Il Dente del gigante al sol risplende.

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