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1835–1907

XVIII

Giosue Carducci

Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria, Dormi, Vincenzio mio: De' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria E de i forti l'oblio.

Deh non conturbi te questo ronzare Di menzogne e di vanti! No, s'anco le tue zolle attraversare Potessero i miei canti

E su 'l disfatto cuor sonarti come La favolosa tromba, No, gridar non vorrei di Roma il nome Su la tua sacra tomba.

Pur, se chino su 'l tumolo romito Io con gentile orgoglio Dir potessi – Vincenzio, risalito Abbiamo il Campidoglio, –

Tu scuoteresti via da le fredde ossa Il torpor che vi stagna, Tu salteresti su da la tua fossa, O leon di Romagna,

Per rivederla ancor, Roma, a cui 'l verbo Di libertà gittasti, Per difenderla ancor, Roma, a cui 'l nerbo De la vita sacrasti.

Dormi, povero morto. Ancor la soma Ci grava del peccato: Impronta Italia domandava Roma, Bisanzio essi le han dato.

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