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1835–1907

XVII

Giosue Carducci

Fra terra e ciel su l'Aventin famoso Secreto un tempio de' mortali al guardo D'altro e purpureo lume adorno splende: Lì non caliga il fumo sanguinoso

Di Vatican, cede il clamor bugiardo Al silenzio che tutto il luogo prende: Però ch'eterno il tuo foco s'accende Ivi, italica Vesta, e l'aura e il seme

De gli spiriti magni, e le faville Onde a le nostre ville Inesausta d'onor la vampa freme E petti incende a mille

E i civili dettati illustra e i carmi E folgora i tiranni e move l'armi. Qui lo spirto erse il vol: qui festeggiando Lo circonfuse di più fiamme un lume

Che avean di roteanti astri sembianza, E cinselo e girossi; e armonizzando Alta e soave oltre l'uman costume Voce sonò da la beata danza.

— Al loco onde si parte ogni possanza Che l'italica vita informa e inizia Tornasti, o vate, e a l'immortal dimora. Vedi! Chi pria s'infiora

In questa luce, di martir primizia Surse ne l'ultim'ora Di Roma, e a lei seren l'alma e la fede E a le gotiche verghe il corpo diede.

Boezio egli è, di cui fu culto il nome D'inni e votivo grido in su 'l Ticino Mentre Italia premea scitico verno. Ecco di fregio consolar le chiome

Cinto chi volle il bel nome latino Trarre al teutono impero e al duro scherno, Ecco Crescenzio! E al Campidoglio eterno Su' vestigi di gloria anche splendenti

Roma drizzai pur io: ma, il rogo asceso Da religion acceso, Lasciai di libertade in fra le genti L'alto desir conteso:

Però ch'io che d'amor più in te mi scaldo, O spirito fraterno, io sono Arnaldo. — Folgoraron d'un riso, e in un amplesso D'ardor congiunte le due luci dive

Disser parole sol da loro intese: Di lor gaudio parea godere anch'esso L'alto concilio, e 'n ruote più giulive La benedetta danza si raccese.

Fiammeggiò nuovo spirito, e riprese: — Io 'l bel desire e la tua fede questi Raccolse, ed, ahi, de' re chercuti l'ira. Ma inneggiando a la pira

La fé sorvola; e a' popoli ridesti, Rotto l'avello, spira Da l'ossa nostre l'immortal parola. Io fui 'l tribuno, ed ei Savonarola.

Maggior de' tempi e de l'obliquo fato, Degno a cui il cielo altra più vasta lode Che seguir morte e l'alta idea donasse, Questo è 'l fulgore del lucchese Arato,

Ultimo che a le vostre occidue prode La fuggitiva libertà raggiasse.

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