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1835–1907

XVI

Giosue Carducci

Suono di trasvolanti Ale e tremor di luminose forme I sereni del ciel deserti empiea, E da le caliganti

Isole al mar che sotto Pola dorme Una stupenda vision splendea, Quel dì che di Palestro il cavaliero Coronossi del bello italo impero.

Veniano giovinette Anime a coro, e ardea la nova etate Nel segno del martir più radiosa; Nel puro lume erette

Venian fronti pensose, incoronate Di secura canizie gloriosa; Sacerdoti e guerrieri, ed inspirati Sofi ed artisti, e contemplanti vati.

Tuoi figli, Italia. E il giorno Che 'l tuo nome attestâr, non di frequente Popolo gli cerchiava onda solenne. Duro silenzio intorno,

E il ceffo del carnefice imminente, E l'atro coruscar de la bipenne. Chinârsi: e te cercò l'occhio smarrito Tra 'l dileguar del mondo e l'infinito.

Quei le livide note Mostran del laccio, a quei solco vermiglio Viaggia il collo e 'l fero taglio attesta: Chi da l'occhiaie vòte

Tabe distilla, e chi tra ciglio e ciglio Franta dal piombo ha la superba testa. Ma come sol levante or lampeggiando Splende ogni piaga; e procedon cantando.

— Sei tu, sei tu, che al forte Sposo poggiata da gli avelli oscuri, Reina di virtude, il soglio premi? Oh sei tu cui la morte

Trionfi maturava e i morituri Salutâr lieti ne' sospiri estremi? Salutaro immortal come la bella Che t'irraggia la fronte esperia stella?

O surta negli amari Tramiti de l'esilio, o de' sepulti Tra l'urne in sospettose ombre nudrita; Chi nel dolor t'è pari?

Chi ne la gloria? A' barbari tumulti Nel sol de le battaglie a pena uscita, Tu pugni e vinci, t'addimostri e regni, E novo ordin di tempi al mondo insegni.

Madre e signora nostra, Idea de' sapienti, amor de' vati, E sommo premio a chi per te morìa, Il tuo cinto s'inostra

Nel sangue de gli eroi che Dio t'ha dati. Verde ride il tuo velo a la giulìa Primavera d'amore, ondeggia bianco Il regal manto da l'augusto fianco.

Te non furor di brando Non di coperte industrie avvolgimento Serena rilevò ne l'alto stato; Ma fede che inneggiando

Sorvola a i roghi, ma speme che al lento Ceppo s'invola co 'l pensiero alato, Ma carità che di più forte stampa Segna l'ordin civile e al bene avvampa.

Da lacrimosa etade Non chiede il regno tuo titol bugiardo Che bestemmiando Dio da Dio si dice, Quando le poche spade

Mieteano i molti, ed il terror codardo, Partite anime e terre, ebbe tutrice Del delitto la forza: un fiero e stolto Su gli scudi barbarici soffolto.

Tu de l'eterno dritto Vendicatrice e de le nove genti Araldo, Italia, il Campidoglio ascendi. Tuoni il romano editto

Con altra voce, e a' popoli gementi Ne l'ombra de la morte, Italia, splendi. Accorran teco a la suprema guerra Gli schiavi sparsi su l'oppressa terra.

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