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1835–1907

XVI

Giosue Carducci

No, le luci non ha di Maddalena Molli e del pianger vaghe; No, balsami non ha la mia Camena Per le fetenti piaghe.

Né Cristi siete voi: per ogni fòro L'anima vostra impura Fornicò; se v'ha conci il reo lavoro, Ci pensi la questura.

Ma Fulvia, in quel che la persona bella Rileva su 'l divano Ravviando al crin fulgido le anella Con la tremante mano

E le pieghe a la vesta, tutta in viso Vermiglia e di piacere Spumante, con un guardo e con un riso Ove tutta Citere

Lampeggia e a cui Laide erudita avria Aggiudicato il mirto, – Odio – dice – la triste poesia Che rinnega lo spirto. –

E il buffon Mena, ch'empie d'inodora Corruzion la pancia E via co 'l guanto profumato sfiora Gli schiaffi de la guancia,

Dice – A me giova tra un bicchier di Broglio E l'altro metter l'ale. Io mi sento meschino, e a cena voglio Del soprannaturale

E de i tartufi... Via, dopo l'arrosto Fa bene un po' d'azzurro: Apri, poeta: il cielo, il cielo, a costo Di pigliare un cimurro!

Nel cospetto del ciel l'ebrezza casca Del senso riscaldato. Il canto è fede. – E s'accarezza in tasca Il soldo ruffianato.

Ecco Pomponio, a le cui false chiome E al giallo adipe arguto, Dolce Pimplea, tu splendi in vista come Un grosso angel paffuto

Che ne le chiese del Gesù stuccate Su le nubi s'adagia, Su le nubi dorate e inargentate Che paion di bambagia.

– Amore, amore! – ei sbuffa – il mondo nuota Tutto nel latt'e miele: Le rane come me lasciar la mota E le vipere il fiele.

Vero; un asino crepa a quando a quando Di martirio o di fame: Ma il listino a la borsa va montando E a Pegaso lo strame.

Ho de' valori pubblici, un'amante Paolotta e un giornale Del centro che mi paragona a Dante: Io canto l'ideale.

Seguo l'arte che l'ali erge e dilata A più sublimi sfere: Lungi le Muse de la barricata, Le Grazie petroliere! –

Così le belle e i vati e i savi in coro Mi vietano con gesto Di drammatico orrore il sacro alloro... Deh via, chi ve l'ha chiesto?

Quand'io salgo de' secoli su 'l monte Triste in sembianti e solo, Levan le strofe intorno a la mia fronte, Siccome falchi, il volo.

Ed ogni strofe ha un'anima; ed a valle Precipita e rimbomba, Come fuga d'indomite cavalle, Con la spada e la tromba;

E con la spada alto volando prostra I mostri ed i giganti, E con la tromba a la suprema giostra Chiama i guerrier festanti.

Al passar de le aeree fanciulle Fremon per tutti i campi L'ossa de' morti, e i tumoli a le culle Mandan saluti e lampi.

E il giovinetto pallido, a cui cade Su gli occhi umido un velo, Sogna la morte per la libertade In faccia al patrio cielo.

Avanti, avanti, o messaggere armate Di fede e di valore! Su l'ali vostre a più felice etate Lancio il mio vivo cuore.

A voi la vita mia: me ignota fossa Accolga innanzi gli anni: Pugnate voi contro ogni iniqua possa, Contro tutti i tiranni!

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