Skip to content
1835–1907

XLIX

Giosue Carducci

Nel bel mese di maggio Io sotterrai l'Amor De' nuovi soli al raggio Sotto un'acacia in fior.

Le requie lamentose Disser gli augelli in ciel, E fu tra gigli e rose Del picciol dio l'avel.

Fu tra le rose e i gigli D'un molto amato sen: I prati eran vermigli, Rideva il ciel seren.

Una memoria mesta Vi posi a vigilar: Poteasi de la festa Il morto contentar.

Ahi, ma la tomba è cuna Al picciolo vampir! Al lume de la luna Vuol tutte notti uscir.

Vien, su le tempie ardenti Co' i vanni aperti sta: Gli scuote lenti lenti, E addormentar mi fa.

Susurra a l'alma stanca Un'ombra ed un ruscel, Ed una fronte bianca Ride tra un nero vel.

Così, mentr'ei del mite Sonno m'irriga e tien, Morde con due ferite L'umida tempia e 'l sen.

Per quelle il rosso sangue Tutto mi sugge Amor, E vaneggiando langue La vita al capo e al cuor.

Ma, perché più non possa Il reo vampiro uscir, Dee su l'aperta fossa Un prete benedir.

L'incanto allor si scioglie E il morto in cener va; Più da vestirsi spoglie Il dèmone non ha.

L'avello del tuo petto. O donna, io l'aprirò: Il morto piccioletto Vedervi dentro io vo':

Io vo' che putre e mézzo Polvere ei torni al fin: Prete sarà il disprezzo Ed acqua santa il vin.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XLIX · Giosue Carducci · Poetry Cove