Skip to content
1835–1907

XLIII

Giosue Carducci

Lei certo l'alba che affretta rosea al campo ancora grigio gli agricoli mirava scalza co 'l piè ratto passar tra i roridi odor' del fieno.

Curva su i biondi solchi i larghi omeri udivan gli olmi bianchi di polvere lei stornellante su 'l meriggio sfidar le rauche cicale a i poggi.

E quando alzava da l'opra il turgido petto e la bruna faccia ed i riccioli fulvi, i tuoi vespri, o Toscana, coloraro ignei le balde forme.

Or forte madre palleggia il pargolo forte; da i nudi seni già sazio palleggialo alto, e ciancia dolce con lui che a' lucidi occhi materni

intende gli occhi fissi ed il piccolo corpo tremante d'inquietudine e le cercanti dita: ride la madre e slanciasi tutta amore.

A lei d'intorno ride il domestico lavor, le biade tremule accennano dal colle verde, il bue mugghia, su l'aia il florido gallo canta.

Natura a i forti che per lei spregiano le care a i vulghi, larve di gloria così di sante visioni conforta l'anime, o Adriano:

onde tu al marmo, severo artefice, consegni un'alta speme de i secoli. Quando il lavoro sarà lieto? quando securo sarà l'amore?

quando una forte plebe di liberi dirà guardando nel sole: — Illumina non ozi e guerre a i tiranni, ma la giustizia pia del lavoro?

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XLIII · Giosue Carducci · Poetry Cove