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1835–1907

XL

Giosue Carducci

Quale una incinta, su cui scende languida languida l'ombra del sopore e l'occupa, disciolta giace e palpita su 'l talamo, sospiri al labbro e rotti accenti vengono

e sùbiti rossor la faccia corrono; tale è la terra: l'ombra de le nuvole passa a sprazzi su 'l verde tra il sol pallido: umido vento scuote i pèschi e i mandorli

bianco e rosso fioriti, ed i fior cadono: spira da i pori de le glebe un cantico. — O salienti da' marini pascoli vacche del cielo, grige e bianche nuvole,

versate il latte da le mamme tumide al piano e al colle che sorride e verzica, a la selva che mette i primi palpiti. — Così cantano i fior che si risvegliano:

così cantano i germi che si movono e le radici che bramose stendonsi: così da l'ossa de i sepolti cantano i germi de la vita e de gli spiriti.

Ecco l'acqua che scroscia e il tuon che brontola: porge il capo il vitel da la stalla umida, la gallina scotendo l'ali strepita, profondo nel verzier sospira il cùculo

ed i bambini sopra l'aia saltano. Chinatevi al lavoro, o validi omeri; schiudetevi a gli amori, o cuori giovani; impennatevi a i sogni, ali de l'anime;

irrompete a la guerra, o desii torbidi: ciò che fu torna e tornerà ne i secoli.

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