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1835–1907

XIV

Giosue Carducci

– Superbo! e lui non tocca Gentil senso d'amore: Motto di rosea bocca A lui non scende in core.

Ei per la via de gli anni Tutt'i soavi inganni Gittò, gittò la soma De le memorie pie;

E con la mente doma Da torve fantasie, Solitario, aggrondato, Va pe 'l divin creato.

Amor covava in petto Al buon veglio di Teo: In lui l'ira e 'l dispetto Albergo e nido feo,

E la Furia pon l'ova, E la Musa le cova; E guizzan viperette Da i sanguinosi vani,

E fischian su le vette De' versi orridi e strani, E lingueggiano al sole Tra rovi di parole. –

E pur (m'udite, o voi Che un dì mi amaste) ancora Dischiude i color suoi E in mezzo al cor m'odora

Più soave che pria Il fior di poesia. E ne vo' far ghirlande Per le fronti severe

Ove suoi raggi spande L'onor et il dovere, E per le fronti belle Di pudiche donzelle.

O monti, o fiumi, o prati: O amori integri e sani; O affetti esercitati Fra una schiatta d'umani

Alta gentile e pura; O natura, o natura; Da questo reo mercato Di falsitadi, anelo

A voi, come piagato Augello al proprio cielo Dal fango ond'è implicata L'ala al sereno usata.

Dolci sonate e molli Aleggiate, o miei versi, Qual d'Imetto da i colli Di roseo lume aspersi

Mormoravan giulivi Del bel Cefiso a i rivi Gli sciami de le attee Api, ed allora inchino

Libava a le tre dee Il tragico divino Meditando i secreti Di Colono oliveti.

Dolci sonate e puri De la candida festa Fra i domestici augùri: Parenzo oggi a la onesta

Tua legge affida, o amore, Il prode ingegno e il core. E ride la donzella A l'amator marito,

Lei che tacita e bella L'attese, ed a l'ardito Guerrier di nostra fede Serbò questa mercede.

Oh dolce oblio profondo De le lotte anelanti! Oh divisi dal mondo Susurri de gli amanti,

Che l'aura pia diffonde Tra l'ombre e tra le fronde, Ma in ciel par che gl'intenda Espero amico lume

E soave risplenda Con fraterno costume A la fronte levata De la fanciulla amata!

Se non che dietro rugge La marea de la vita, E l'anima che fugge Chiama a la via smarrita:

In su l'aspro sentiero Tornate, o sposi, e al vero. Da i vostri amori, o prode Gioventù di mia terra,

A la forza e a la frode Esca perenne guerra, Esca a l'italo sole Una robusta prole;

E il sano occhio nel giorno Del ver fisi giocondo, E tutto a lei d'intorno Rida libero il mondo.

Non è divino fato Il dolore e il peccato. A l'armi, a l'armi, o amore! Tu puoi, tu sol, cotanto!

Se questa speme in core Io porti, ancora il canto Da l'anima ferita Gitterò ne la vita;

E su 'l ginocchio, come Il gladiator tirreno, Poggiato, io, fra le chiome E nel riarso seno

La fresc'aura sentendo, Morirò combattendo.

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