Ma non sotto la stridula
Procella d'onte che non fûr più mai
Ma non, sicana vergine,
Tu la splendida fronte abbasserai.
Pria che su rosea traccia
Amor ti chiami, innalza, o bella figlia,
Innalza al padre in faccia
Gli occhi sereni e le stellanti ciglia.
Ei nel dolce monile
De le tue braccia al bianco capo intorno
Scordi il momento vile
E de la patria il tenebroso giorno.
Ne l'amoroso e pio folgoreggiare
De gli occhi in lui levati
L'ampio riso rivegga ei del suo mare
Ne' dì pieni di fati;
Quando, novello Procida,
E più vero e migliore, innanzi e indietro
Arava ei l'onda sicula:
Silenzio intorno, a lui su 'l capo il tetro
De le borbonie scuri
Balenar ne i crepuscoli fiammanti;
In cuore i dì futuri,
Garibaldi e l'Italia: avanti, avanti!
O isola del sole,
O isola d'eroi madre, Sicilia,
Fausta accogli la prole
Di lui che la tirannica vigilia
T'accorciò. Seco venga a' lidi tuoi
Fé d'opre alte e leggiadre,
O isola del sole, o tu d'eroi
Sicilia antica madre.