O te felice, o sopra
Il nostro infermo stato
Te cara al ciel! beato
Il letto de' tuoi amori,
S'ombra de' propri fiori — avvien che 'l copra.
Ma in cor ti sieda impresso
Ch'ogni piacer più caro
Ti tornerà in amaro
Senza i baci e gli accenti
De' pargoli innocenti — e il puro amplesso.
Ahi, la non degna sposa
Ch'odia di madre il nome
Stolta e crudele! Come
Talento reo la sprona,
A danze si abbandona — furiosa:
E in tanto, o empia!, langue
Su mercenario petto
Il caro pargoletto,
E d'altrui baci impara
Disconoscenza amara — del suo sangue.
Ma, quando di restìa
Vecchiezza il corpo offeso
Sente de gli anni il peso,
A lei non per soave
Cura figlial men grave — è l'età ria.
Muore; e non di sua prole
Il pianto e il bacio estremo
Non il vale supremo
La misera conforta:
Questo natura porta — ed il ciel vuole.
Ma tu più saggia il fiore
D'ogni piacer ritrova
In questa cura nova.
Così nel bel disio
Ti benedica Iddio — t'arrida amore.