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1835–1907

XIII

Giosue Carducci

O te felice, o sopra Il nostro infermo stato Te cara al ciel! beato Il letto de' tuoi amori,

S'ombra de' propri fiori — avvien che 'l copra. Ma in cor ti sieda impresso Ch'ogni piacer più caro Ti tornerà in amaro

Senza i baci e gli accenti De' pargoli innocenti — e il puro amplesso. Ahi, la non degna sposa Ch'odia di madre il nome

Stolta e crudele! Come Talento reo la sprona, A danze si abbandona — furiosa: E in tanto, o empia!, langue

Su mercenario petto Il caro pargoletto, E d'altrui baci impara Disconoscenza amara — del suo sangue.

Ma, quando di restìa Vecchiezza il corpo offeso Sente de gli anni il peso, A lei non per soave

Cura figlial men grave — è l'età ria. Muore; e non di sua prole Il pianto e il bacio estremo Non il vale supremo

La misera conforta: Questo natura porta — ed il ciel vuole. Ma tu più saggia il fiore D'ogni piacer ritrova

In questa cura nova. Così nel bel disio Ti benedica Iddio — t'arrida amore.

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