Ne la stagion che il ciel co' le feconde
Piogge nel grembo de la madre antica
Scende e l'eterna amica
Co' vegetanti palpiti risponde,
E gemiti e sospiri e arcani accenti
Volan su' molli venti
E la festa e il clamor de gl'imenei
Nel canto è de gli augei;
Quando, de le foreste al lento giorno,
Accennando del vertice ondeggiante,
Fremon d'amor le piante,
E un fresco effluvio va su l'aure intorno;
Quando al sol nuovo di pudico ardore
Dal verde letto fuore
S'invermiglia la rosa, ed il suo duolo
Canta a lei l'usignuolo;
Su la tepida sera e con la stanca
Luna che sorge e va tra gli odorati
Vapor benigna e i prati
Arsi rintégra e i verdi monti imbianca,
Tu a l'opre de la vita a le tue leggi
La giovin coppia reggi
E guida, o sacra, o veneranda, o pura
Madre e diva, natura.