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1835–1907

XIII

Giosue Carducci

Qual chi de l'esser suo toccò la cima Tranquilla e gloriosa ella ne viene: Diffuso ha per le gene E ne la fronte di letizia il lume.

Attende; e poi, qual con le aperte piume Colomba al pigolar de la covata, Ella corre beata E d'amor radiante a un picciol letto.

Denuda, o vereconda, il casto petto; Dischiudi, o bella, il tuo più santo riso: Il pargoletto affiso Ne la tua vista i novi affetti impari.

A te co 'l riso egli risponda, i cari Occhi parlino a te. Sveglia co 'l senso Nel picciol cor l'immenso Intendimento de la vita umana.

O de le semplicette alme sovrana, O pia de' novi cuori informatrice, La steril Beatrice Ceda a te, fior d'ogni terrena cosa.

Talamo e cuna è l'ara tua: l'ascosa Corrispondenza è quivi, onde si cria Quell'eterna armonia Che de' petti domati in fondo aggiunge

E la famiglia a la città congiunge.

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