Qual chi de l'esser suo toccò la cima
Tranquilla e gloriosa ella ne viene:
Diffuso ha per le gene
E ne la fronte di letizia il lume.
Attende; e poi, qual con le aperte piume
Colomba al pigolar de la covata,
Ella corre beata
E d'amor radiante a un picciol letto.
Denuda, o vereconda, il casto petto;
Dischiudi, o bella, il tuo più santo riso:
Il pargoletto affiso
Ne la tua vista i novi affetti impari.
A te co 'l riso egli risponda, i cari
Occhi parlino a te. Sveglia co 'l senso
Nel picciol cor l'immenso
Intendimento de la vita umana.
O de le semplicette alme sovrana,
O pia de' novi cuori informatrice,
La steril Beatrice
Ceda a te, fior d'ogni terrena cosa.
Talamo e cuna è l'ara tua: l'ascosa
Corrispondenza è quivi, onde si cria
Quell'eterna armonia
Che de' petti domati in fondo aggiunge
E la famiglia a la città congiunge.