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1835–1907

XCVIII

Giosue Carducci

– Fermi, fermi, cavalieri, Ché il re mandavi a contar. – E contarono e contarono, Uno sol venne a mancar:

Era questi don Beltrano Sì gagliardo a battagliar. Là ne' campi d'Alventosa Tutti a dosso a lui serrâr:

Sol de' monti al tristo passo Lo poterono ammazzar. Tiran sette volte a sorte Chi dovesse irlo a cercar.

Su 'l buon vecchio di suo padre Tutt'e sette ricascâr: Le tre fu la rea fortuna, Quattro fu malvagità.

Volge la briglia al cavallo, A l'amara cerca va: Va la notte per la strada, Per la selva il giorno va.

Vanne il vecchio e seco piange, Cheto piange ne l'andar, A i pastori dimandando Se han veduto indi passar

Cavaliere d'armi bianche Sur un sauro a cavalcar. – Cavaliere d'armi bianche Sur un sauro a cavalcar

Non vedemmo in queste parti, Non vedemmo alcun passar. – E cavalca via e cavalca Fin che giunge a Roncisval.

Fra la strage va il vegliardo, Fra la strage lento va. Tanto volta e volta i morti Che le braccia stracche n'ha:

Non ritrova quel che cerca, E né meno il suo segnal: I francesi vide tutti, Ma non vide don Beltran.

Malediva, andando, il vino; Malediva, andando, il pan, Quel che mangia il saracino E non quello del cristian.

Malediva arbor che nasce Solo a i campi senza ugual, Ché del ciel tutti gli uccelli Vi si vengono a posar,

Né di rami né di foglie Non lo lascian rallegrar. Maledia cavalier ch'usi Senza paggio cavalcar:

Se gli cade in via la lancia, Non ha uno a raccattar; Se gli cade in via lo sprone, Non ha uno a ricalzar.

Malediva anche la donna Che un sol figlio seppe far: Se l'uccidono i nemici, Non ha uno a vendicar.

A l'uscir del pian sabbioso, D'una gola in su l'entrar, Vide un moro a una bertesca Solo e ritto a vigilar.

Gli parlò l'araba lingua, Come quei che ben la sa: – Moro, prègoti per Dio: Moro, dimmi in verità:

Cavaliere d'armi bianche Vedestù passar di qua? Lo vedesti a notte bruna O del gallo su 'l cantar?

Ché se tu lo tieni preso, Peso d'oro te 'n vo' dar: Ché se tu lo tieni morto, Rendimel per sotterrar;

Poi che corpo senza l'alma Un denaro più non val. – – Dimmi, amico, il cavaliere Dimmi tu, che segni ha? –

– Le sue armi sono bianche, Ed è sauro il suo caval. Ne la guancia destra ha un segno Che un sparvier lasciato gli ha:

Lo beccò ch'era bambino, E ne porta anche il segnal. Su la punta de la lancia Leva un candido zendal;

Ricamòglielo la dama Tutto di punto real. – – Questo cavaliere, amico, In quel prato morto sta:

Ha le gambe dentro l'acqua, Ne la rena il corpo egli ha. Sette punte egli ha nel petto, Non si sa qual più mortal;

Ché per l'una gli entra il sole, La luna per l'altra va, Ne la più piccola stavvi L'avvoltoio a divorar. –

– Non do colpa al mio figliuolo, Né vo' a' Mori colpa dar; Do la colpa al suo cavallo, Che no 'l seppe ritornar. –

O miracol! chi 'l direbbe, Chi 'l potrebbe raccontar? Il cavallo mezzo morto Così prese a favellar:

– Non mi dare a me la colpa. Che no 'l seppi ritornar. Ben tre volte trassi a dietro Per poterlo in salvo trar:

Tre mi diè di sprone e briglia Pe 'l desio di battagliar, E tre apersemi le cigne, Allargommi il pettoral:

A la terza caddi a terra Con questa piaga mortal. –

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