Leva le tende, e stimola La fuga de i cavalli; Torna a le pigre valli Che il verno scolorò!
Via! su le torri italiche L'antico astro s'accende: Leva, o stranier, le tende! Il regno tuo cessò.
Amor de' nostri martiri, De i savi e de' poeti, Da i santi sepolcreti La nuova Italia uscì:
Uscì fiera viragine De le battaglie al suono, E la procella e 'l tuono Su 'l capo a lei ruggì
Levò lo sguardo; e splendida Su 'l combattuto lido Mandò a' suoi figli un grido Tra l'alpe infida e 'l mar:
E di ridesti popoli Fremon le valli e i monti, E su l'erette fronti Un sangue e un'alma appar.
Già più non grava i liberi Viltà di cor le ciglia: Siam l'itala famiglia Cui Roma il segno diè.
La forte Emilia abbracciasi A la gentil Toscana: Legnano e Gavinana Sola una patria or è.
L'ombre de' padri sorgono Raggianti in su gli avelli; Il sangue de' fratelli Da' campi al ciel fumò.
Già sotto il piede austriaco Bolle lampeggia e splende: Leva, o stranier, le tende: Il regno tuo cessò.
Piena di fati un'aura Da i roman colli move; La terra e il ciel commove Le tombe e le città.
In ogni zolla, o barbaro, A te una pugna attesta L'antica età ridesta Con la novella età.
Vedi: Crescenzio i tumuli Schiude nel suol latino: Levato in piè Arduino Incalza il nuovo Otton.
T'incalza il sasso ligure, La siciliana squilla; E Procida e Balilla Accende la tenzon.
Ecco: Ferruccio l'impeto Ed il furor prepara: Lo stuol di Montanara Intorno a lui si tien.
Ne i dolor lunghi pallido Ecco il sabaudo Alberto: Gittato ha il manto e 'l serto, Sol con la spada ei vien.
A' varchi infidi cacciano I tuoi destrieri aneli Poerio con Mameli, Manara e Rossarol.
Nero vestiti affrontano Te del Carroccio i forti. Tornano i nostri morti. Tornano a' rai del sol.
De i vecchi e nuovi martiri La voce si diffonde, E un grido sol risponde L'Arno la Dora il Po.
Sola una mente e un'anima Tutta l'Italia accende: Leva, o stranier, le tende! Il regno tuo cessò.
E tu, signor de' liberi, Re de l'Italia armato, Ne i voti del senato, Ne 'l grido popolar,
Sorgi, Vittorio: a l'ultima Gloria de' regi ascendi; Al popolo distendi La mano, ed a l'acciar.
T'accomandiamo i pubblici Diritti e le fortune, I talami e le cune, Le tombe de' maggior:
Vieni, invocato gaudio A i tardi occhi de' padri, Speranza de le madri, De' baldi figli amor.
Vieni: anche i nostri parvoli A fausti dì crescenti Te con i dubbi accenti Chiaman d'Italia re.
Assai splendesti folgore Ne' sanguinosi campi, E de la pugna i lampi Arsero intorno a te.
Vieni, guerriero e principe, Tra 'l popolar desio: Teco è l'Italia e Dio: Chi contro te starà?
Dio pose te segnacolo D'una fatal vendetta: Teco l'Italia affretta A la promessa età.
Straniero, a le tue vergini Gran lutto allor sovrasta: Gitta la spada e l'asta: Dio gli oppressor fiaccò.
De la vendetta il fulmine Già l'ale infiamma, e scende. Leva, o stranier, le tende! Il regno tuo cessò.
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