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1835–1907

XCVII

Giosue Carducci

Cupi a notte canti suonano Da Cosenza su 'l Busento, Cupo il fiume gli rimormora Dal suo gorgo sonnolento.

Su e giù pe 'l fiume passano E ripassano ombre lente: Alarico i Goti piangono, Il gran morto di lor gente.

Ahi sì presto e da la patria Così lungi avrà il riposo, Mentre ancor bionda per gli ómeri Va la chioma al poderoso!

Del Busento ecco si schierano Su le sponde i Goti a pruova, E dal corso usato il piegano Dischiudendo una via nuova.

Dove l'onde pria muggivano Cavan, cavano la terra; E profondo il corpo calano, A cavallo, armato in guerra.

Lui di terra anche ricoprono E gli arnesi d'òr lucenti: De l'eroe crescan su l'umida Fossa l'erbe de i torrenti!

Poi, ridotto a i noti tramiti, Il Busento lasciò l'onde Per l'antico letto valide Spumeggiar tra le due sponde.

Cantò allora un coro d'uomini: – Dormi, o re, ne la tua gloria! Man romana mai non vìoli La tua tomba e la memoria! –

Cantò, e lungo il canto udivasi Per le schiere gote errare: Recal tu, Busento rapido, Recal tu da mare a mare.

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