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1835–1907

XCVI

Giosue Carducci

Re Sifrido tien corte. – Arpeggiatori, Il più bel canto qual di voi mi sa? – E un giovinetto esce di schiera fuori Snello: in man l'arpa, spada al fianco egli ha.

– Tre canti, o re, so io. Del primo è spento Da tempo ogni ricordo entro il tuo cor: Tu m'hai morto il fratello a tradimento; Tu m'hai morto il fratello, o traditor.

L'altro canto una notte, e urlava forte Il turbine, una notte ebbi a pensar: Tu hai da pugnar meco a vita e morte, A vita e morte hai meco da pugnar. –

E appoggia l'arpa al tavolo; e già fuore Tratte han le spade arpeggiatore e re: Pugnano a lungo con fiero fragore Fin che cade ne l'alta sala il re.

– Or canto il terzo, il canto mio più vago, Né mai stanco a ridirlo mi farà: Giace Sifrido re nel rosso lago Del sangue suo, morto nel sangue sta. –

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