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1835–1907

VIII

Giosue Carducci

Profonda, solitaria, immensa notte; Visibil sonno del divin creato Su le montagne già dal fulmin rotte, Su le terre che l'uomo ha seminato;

Alte da i casti lumi ombre interrotte; Cielo vasto, pacifico, stellato; Lucide forme belle, al vostro fato, Equabilmente, arcanamente, addotte;

Luna, e tu che i sereni e freddi argenti Antica peregrina a i petti mesti Ed a' lieti dispensi indifferenti: Che misteri, che orror, dite, son questi?

Che siam, povera razza de i viventi?... Ma tu, brutta quiete, immobil resti.

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