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1835–1907

V

Giosue Carducci

Scuotesti, vergin divina, l'auspice ala su gli elmi chini de i pèltasti, poggiati il ginocchio a lo scudo, aspettanti con l'aste protese?

o pur volasti davanti l'aquile, davanti i flutti de' marsi militi, co 'l miro fulgor respingendo gli annitrenti cavalli de i Parti?

Raccolte or l'ali, sopra la galea del vinto insisti fiera co 'l poplite, qual nome di vittorioso capitano su 'l clipeo scrivendo?

È d'un arconte, che sovra i deposti gloriò le sante leggi de' liberi? d'un consol, che il nome i confini e il terror de l'impero distese?

Vorrei vederti su l'Alpi, splendida fra le tempeste, bandir ne i secoli: «O popoli, Italia qui giunse vendicando il suo nome e il diritto».

Ma Lidia in tanto de i fiori ch'èduca mesti l'ottobre da le macerie romane t'elegge un pio serto, e, ponendol soave al tuo piede,

— Che dunque — dice— pensasti, o vergine cara, là sotto ne la terra umida tanti anni? sentisti i cavalli d'Alemagna su 'l greco tuo capo?

—Sentii— risponde la diva, e folgora— però ch'io sono la gloria ellenica, io sono la forza del Lazio traversante nel bronzo pe' tempi.

Passâr l'etadi simili a i dodici avvoltoi tristi che vide Romolo, e sursi «O Italia» annunziando «i sepolti son teco e i tuoi numi!»

Lieta del fato Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d'Italia beverata nel sangue nemico. —

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