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1835–1907

V

Giosue Carducci

Sì crudelmente fero è quel flagello Onde me già del breve correr lasso Il disinganno sferza a ciascun passo, Che fine io chiamo al reo cammin l'avello;

E tra forme gentili e nel più bello Aprir de' floridi anni io l'occhio abbasso, Quasi cercando oltre la terra il passo A l'inamabil cieco ultimo ostello.

Ma di speme atteggiato e di dolore Mi sofferma un sembiante; e lacrimoso Pur in me guarda, e pio tace. Furore Quinci ed amor nel petto procelloso

Surgono a gran tenzone; e vince amore: Ond'io fremendo e sospirando poso.

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